Dopo numerosi tira e molla, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto legge n. 237 del 23 dicembre 2016 (il cosiddetto decreto Salva-risparmio), che contiene un articolo dedicato alle “Disposizioni generali concernenti l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale”.

Come possiamo vedere dalla conseguente enorme espansione di Business truffaldini, l’alfabetizzazione finanziaria,  è particolarmente bassa nel nostro bel globo: Italia, penultina tra i paesi Ocse secondo le ultime rilevazioni e 63esima a livello globale, non può certo vantare livelli dei preparazione paragonabili con l’alta propensione al risparmio e la tradizionale attenzione per l’accantonamento.

Temi come inflazione, diversificazione e tassi di interesse sono padroneggiati in misura sufficiente soltanto dal 37% della popolazione adulta (indagine Ocse, Gallup, Gflec 2015): solo un terzo o poco più degli italiani hanno dimestichezza con le nozioni di base del funzionamento del denaro, contro il 45% della Grecia, il 49% della Spagna e ancor più distanziati dagli altri partner europei, Germania, Regno Unito, Francia, paesi scandinavi, tutti con percentuali superiori al 65%.

Per il momento la cifra stanziata alle iniziative di educazione finanziaria è più che altro simbolica, pari a un milione di euro, ma l’approvazione della legge rappresenta comunque un passo importante per un’Italia che, nel campo dell’alfabetizzazione finanziaria, è rimasta a lungo molto indietro rispetto agli altri Paesi europei.

A Cosa serve la legge? 

Prima di tutto la definizione di una strategia nazionale, fino ad oggi grande assente nel settore dell’educazione finanziaria nel Belpaese: il ministero dell’Economia e della Finanza e quello dell’Istruzione dovranno istituire un comitato di esperti (delegati del governo e rappresentanti delle diverse categorie, tra cui uno dei consumatori e uno della consulenza finanziaria), che sarà a sua volta chiamato a mettere a punto la strategia entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge. L’obiettivo è dotarsi di una cornice normativa in grado di coordinare le iniziative varate da soggetti pubblici e privati (che aderiscono su base volontaria) e definire le modalità attraverso le quali integrare l’educazione finanziaria nelle attività scolastiche. L’auspicio è che la strategia nazionale possa vedere la luce entro l’estate del 2017.

Cosa succedera?

L’auspicio è che questo non coinvolga solo il settore scolastico.
Quanto possono incidere nei comportamenti pratici dei risparmiatori.

Fino ad oggi ci sono state forme di educazione finanziaria private, le quali non possiamo garantire abbiano avuto un impatto elevato su chi ha effettivamente partecipato a questi “corsi”.
Questo perchè non esiste un monitoraggio sugli effetti reali di queste iniziative.

Non aspettiamoci quindi miracoli, ma sicuramente una generazione più preparata rispetto alle vecchie non può fare altro che bene, ma la domanda che ci poniamo è:

Chi si occuperà della formazione e sopratutto chi cercherà di trarne un vantaggio diretto?

Al tempo le risposte…

Biz & Bit staff