La storia si ripete, dopo tredici anni lo Stato Argentino è entrato in quello che i tecnici della Casa Rosada hanno definito “default tecnico”.

Le Agenzie di rating non hanno tardato a tagliare il rating del Paese. Ora è definito “selective default” in pratica la credibilità finanziaria dello Stato sudamericano è considerata meno di zero. A questo si aggiunge la scadenza del termine fissato per pagare i detentori delle obbligazioni aderenti agli accordi di ristrutturazione negoziati negli anni passati. Questi concambi prevedevano il rimborso con delle svalutazioni importanti pari anche al 70% del valore nominale.

Non tutti i creditori (holdout) hanno accettato quest’accordo tanto da chiedere il pagamento integrale del valore dei titoli. Tra questa categoria rientrano alcuni hedgefund statunitensi.

A questo punto però Mr. Thomas Griesa, giudice della Corte federale di New York ha bloccato i pagamenti su istanza degli holdout i quali hanno basato il rischio proprio su questa eventualità. La loro strategia è stata quella di accumulare titoli dal valore pari a una manciata di mosche, puntando sulla possibilità di ottenere il riconoscimento dell’intero valore per via giudiziale. A quel punto rivendendoli otterrebbero una plusvalenza eccezionale.

L’effetto concreto del provvedimento di Griesa è stato quindi di bloccare le somme depositate in precedenza dallo Stato argentino presso la Bank Mellon di New York e destinate a soddisfare gli accordi transattivi, cui abbiamo fatto cenno sopra. Questa situazione durerà fino a quando il debitore non troverà un accordo con gli hedge fund.

In questo contesto, si aggiunge un ulteriore complicazione, la clausola Rufo. Questo cavillo giuridico prevede che se il debitore accorda un trattamento di favore ad alcuni creditori (holdout) anche gli altri hanno diritto a ottenere il medesimo trattamento. In pratica Buenos Aires si troverebbe a dover rimborsare una somma di molto superiore a quella preventivata. La buona notizia è che tale clausola è applicabile fino alla fine del 2014.

Cosa ti ricorda questa situazione?

Abbiamo un sistema legislativo in grado di bloccare delle somme in una banca, determinare uno shock e paralizzare una determinata comunità economica.

Con le dovute proporzioni e differenze del caso, la vicenda argentina ricorda, per alcuni versi, quanto sta accadendo nella vita di un business a noi molto caro, Unetenet. Ci sarebbe la volontà di distribuire le somme depositate in una banca ma alcune regole economiche, a tutela degli scambi internazionali, impediscono di poter dare adempimento alle istanze dei soggetti interessati.

Detto questo, un cittadino argentino o una persona che crede nel progetto di José Ramirez deve subire passivamente le conseguenze delle decisioni prese da altri, per ragioni indipendenti dalla propria responsabilità? Le leggi devono essere rispettate e su questo c’è poco da dire, tuttavia dietro a un problema, in genere, c’è anche un’opportunità.

Dopo ogni incubo, inizia la fase del risveglio e a quel punto i fantasmi svaniscono e diventano uno spiacevole ricordo. Nel frattempo non devi perdere l’equilibrio. Resta lucido e mantieni i piedi ben piantati per terra.

L’opportunità sono le monete sociali. La maggior parte di voi non vede l’ora di disfarsi degli Unetes, il Team di Biz & Bit invece ritiene ci siano delle circostanze favorevoli per tradurre questa moneta in un opportunità economica difficilmente ripetibile. Ci vuole fantasia e un po’ di tecnica ma ricordati che dal letame nascono tanti ciclamini.

Resta sintonizzato su www.bizandbit.com perché il bello deve ancora venire.

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*Biz&Bit Staff*