Chi, come noi, s’interessa di business e di nuove tendenze nel modo imprenditoriale, non poteva esimersi dal valutare le monete virtuali.

Da mesi il Bitcoin è parte della quotidianità ed è sempre più frequentemente oggetto di attenzione perché la sua esposizione mediatica lo rende appetibile agli occhi dei network d’informazione. Il Bitcoin è il precursore di un numero sempre più ampio di monete virtuali, non ultimi gli Unetecoin.

Parliamo di un’opportunità? Cercheremo di rispondere anche a questa domanda.
Noi di Biz & Bit ci poniamo l’obiettivo principale di essere innanzitutto un servizio informativo online. La curiosità è il nostro motore quotidiano, per questa ragione abbiamo deciso di capire meglio di cosa si tratta.
All’inizio devo ammettere di avere avuto qualche difficoltà nel familiarizzare con l’argomento, a comprenderne la natura e il funzionamento tanto che tuttora non tutti i dubbi hanno trovato una risposta, nonostante abbia divorato diverso materiale sull’argomento.

Innanzitutto: il Bitcoin è una moneta? Gli Unetecoin sono una moneta?
La risposta più ovvia è SI, ma parliamo di una moneta virtuale, definita anche una moneta sociale.
La domanda sostanziale è la seguente: se è una moneta, ha valore legale?
A questo punto direi di NO, ma da quanto succede e da quanto ne sappiamo a oggi, non può nemmeno essere considerata illegale.

Voglio dire, qualcuno può spiegarmi perché una moneta (virtuale) la quale non ha un corso legale sia però validamente utilizzabile in alcune transazioni commerciali?
In realtà, al Bitcoin non può essere associato il ruolo di moneta vera e propria, ma al massimo potrebbe essere considerato uno strumento di pagamento o di scambio. Se fosse interpretata come moneta circolante a tutti gli effetti e valida in ogni transazione, sarebbe potenzialmente illegale.
In linea teorica nessun può vietarti di accettare qualunque strumento di pagamento e ove questo non fosse rappresentato da una moneta a corso legale, lo scambio prenderebbe il nome di baratto o permuta. Il problema si porrebbe sotto il profilo dell’interpretazione di questo rapporto giuridico e delle tutele da esso derivanti.
Il Bitcoin, l’Unetecoin e tutte queste monete in realtà non esistono fisicamente, non puoi toccarle con mano (qualche visionario potrebbe dire: per ora!), sono per definizione virtuali. Non rappresentano nemmeno un servizio e pertanto nella realtà quotidiana non hanno il valore che noi gli attribuiamo. In generale quando facciamo una scelta, siamo noi a dare il valore a un bene o al servizio, parliamo quindi della domanda e dell’offerta le quali, incontrandosi, determinano il valore della cosa.
Io potrei svegliarmi domattina e creare i Caccacoins. Se trovo dei pazzi i quali apprezzano la mia valuta e non vedono l’ora di averne una, la moneta aumenterà di valore. Fino a quando la percezione positiva non sarà interrotta, nessuno potrà fermare il trend.
Questa valuta può essere comprata, venduta e trasferita a terzi quale corrispettivo della vendita di un bene o per la prestazione di un servizio.

Allora il problema è risolto e la risposta è quella definitiva?
Neanche per sogno. Anzi, da questo punto in avanti la questione si complica notevolmente. L’assenza di una regolamentazione chiara e definita non aiuta di certo.
Per il momento dobbiamo attenerci alla normativa nazionale e internazionale vigente.

Facciamo qualche esempio.
Come la mettiamo con la registrazione contabile delle operazioni eseguite attraverso queste monete?
Se io sono un ristoratore e decido di accettare gli Unetecoin o i Bitcoin, quando il cliente trasferisce la moneta virtuale sul mio portafoglio, come devo giustificarli? Devo utilizzare una contabilità separata? Emettere fattura specificando l’uso della moneta?
Ho cercato delle risposte a queste ipotesi ma non ho trovato alcuna risposta certa. Una cosa è sicura, queste monete virtuali saranno sempre più scomode ai poteri forti e quindi riceveremo delle risposte più precise.
L’opinione è che l’esercente debba in ogni caso emettere regolare fattura, in sterline se si trova nel Regno Unito oppure in euro se nell’Unione Europea, senza alcuna differenza tra pagamenti in Bitcoin o in altra moneta. Inoltre esistono strumenti come BitPay.com o Unetcoin.com i quali ci potrebbero aiutare nel trovare una soluzione ai quesiti in materia fiscale.
Il dibattito è aperto, ma come già scritto in un precedente articolo, le Autorità dei singoli Paesi sono meno propense a sostenere gli aspetti vincenti di questa opportunità. Mi riferisco alla cronaca di questi giorni in cui l’Unità d’informazione finanziaria (UIF) della Banca d’Italia ha espresso in modo chiaro il potenziale rischio dell’uso improprio di questi strumenti, evidenziando la possibilità d’impiego finalizzato alla corruzione, evasione e frodi messe in atto da coloro i quali ritengono la moneta virtuale, uno strumento più facile da adattare ai propri scopi illeciti. Le operazioni basate sui Bitcoin, nonostante siano registrate in database consultabili in rete, sono ritenute poco trasparenti dalle autorità statali perché non consentono l’identificazione dei soggetti coinvolti nella transazione, facilitando lo scambio di fondi in forma anonima e il probabile utilizzo anche nell’economia illegale.
Anche questi sono segnali volti a sollecitare l’intervento normativo da parte del legislatore. Le Autorità naturalmente segnalano una distorsione del sistema, noi invece ne vediamo la potenzialità economica intesa come redditività in un contesto legale.

Tu cosa pensi delle operazioni eseguite attraverso la moneta virtuale? Lascia un commento, siamo interessati a trovare nuovi spunti di riflessione con te!

Grazie

Ale Biz

*Biz & Bit – Staff*